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lunedì 18 febbraio 2013

Sesso estremo - Bondage....intervista a chi lo pratica.



Per saperne di più, abbiamo intervistato Cristina (27 anni), laureata in Psicologia a Roma (votazione 110 e lode“Non sono una frustrata, ho un cervello che mi funziona alla grande”, puntualizza).
Ciao Cristina. Raccontaci un po’. Chi sei e, soprattutto, come è nata questa tua passione per il sesso estremo, il cosi detto bondage.”
“Ciao. Non è facile raccontare il proprio privato, specie quando si parla di pratiche di cui solo ora si comincia a discutere con un certo interesse. Spesso (se non sempre) chi pratica bondage è additato come un deviato o peggio un “irrisolto”. Chiaramente fa più comodo parlare di noi come un branco di repressi, ma vabbè…contenti loro. Quanto a me, mi ritengo una persona normale, “mediamente” sana e responsabile e non devo giustificare niente. Ma mi piace ricordare una frase che ho fatto subito mia “Nessuno, visto da vicino, è normale”. Ho cominciato a 18 anni, col mio ragazzo. È stato lui ad “iniziarmi” se così si può dire. Quando me l’ha proposto è stato imbarazzante, ma non in senso psicologico ma fisico. Siamo stati abituati a concepire l’eros in un certo modo e spesso facciamo fatica ad immaginare qualcosa di nuovo, così spesso non sappiamo quello che vogliamo e, purtroppo, ci perdiamo. Non che il mio ragazzo fosse granché pratico, sono sincera, diciamo che abbiamo imparato insieme. I primi approcci sono stati molto soft, bende, corde e tanta fantasia.”
Cosa cerca un uomo o, come nel tuo caso, una donna nel bondage? Cosa significa per te questa pratica?
“Anzitutto la libertà. Il bondage è scoperta, autoconsapevolezza. Impari ad esplorare il tuo essere, ad ascoltare le tue percezioni, sensazioni…è come entrare ed uscire dal tuo corpo, tuo e del tuo partner.Una volta che hai vinto i tuoi imbarazzi, ti accorgi che l’amore che facciamo di solito è spesso monotono, insoddisfacente. Questo perché non sappiamo esaltare i nostri sensi. Bendarsi, legarsi, leccarsi cose così ci aiutano invece a coinvolgere tutte le nostre fibre, a farle vibrare. Il bondage non azzera i sensi come dice qualcuno, ma li valorizza stimolando un’eccitazione insieme fisica e soprattutto mentale. Ad esempio io e il mio partner “giochiamo” spesso prima di fare bondage, amiamo immaginare situazioni intriganti, come una specie di recita, tipo avvocato e segretaria, la nobildonna e il contadino. La componente ludica è fondamentale: puoi inventare i ruoli, scegliere i modi, gli strumenti, le situazioni..si arriva all’atto erotico già eccitatissimi e il meglio ancora deve venire.
Parlavi di preparazione e di leggerezze che possono rivelarsi fatali. Molti definiscono il bondage come una pratica ad alto rischio, Qual è la tua opinione in merito?
“Il panorama del bondage è ricchissimo, vastissimo. Ci sono tecniche per tutti i gusti: self bondage, soft bondage, shabiri, breath control…tutte gratificanti se si agisce nel rispetto delle regole del gioco. Le parole magiche sono tre: sano, sicuro, consensuale. Quando ci si lega bisogna stare attenti! Essere lucidi, consapevoli e rispettosi del partner. Il bondage è un arte, non bisogna impedire la circolazione innanzitutto e tecniche rischiose come soffocamenti e sospensioni vanno eseguite con prudenza e competenza. Soprattutto bisogna essere in pieno possesso delle proprie facoltà mentali. Mai fare bondage quando si è ubriachi o sotto effetto di droghe perché i rischi vanno ponderati ed esistono dei limiti davanti ai quali fermarsi. Qualcuno è morto facendo bondage. Questo succede perché si è trascurato qualcosa. È come quando guidi ubriaco, se ti schianti è colpa tua.
Cosa consiglieresti ad un ragazzo o ad una ragazza che volesse avvicinarsi a questo mondo?
“Sconsiglio di provare tanto per…sono passi che vanno affrontati con responsabilità e consapevolezza. Ci stanno gli imbarazzi, le timidezze…è normale, ma se la curiosità è sana e si arriva preparati alla scelta la soddisfazione è tanta tanto per lui quanto per lei. Il bondage è democratico: maschile e femminile. Le donne lo hanno scoperto un po’ più tardi, ma diciamo che hanno imparato in fretta e spesso anche meglio (ride)! Comunque se è quello che vogliono e hanno calcolato rischi ecc allora dico: non fatevi scoraggiare!Una persona eroticamente appagata è una persona migliore”
La vera pratica dell’amore è cambiata, ma siamo sicuri che “cambiato” significhi davvero “migliorato”?
Se cambiato vuol dire “libero” per tutti, cioè liberato dalla schiavitù dei facili perbenismi, dagli imbarazzi del linguaggio comune, dalle castrazioni e dai condizionamenti dei ruoli, delle società, della cultura e delle religioni ma non solo, “liberato” anche dai nostri eccessi di egoismo, dalle sirene dell’eros mordi e fuggi, da supermercato, mi sta bene e sono felice di concludere che l’erotismo è migliorato eccome!
L’impressione che ho oggi è, purtroppo, un’altra: quella di un eros senza idee, sempre più annoiato, che si sente vecchio e che si tira la faccia per non vedere le rughe. Ben vengano bondage e affini, ma solo se non sono conseguenza di un tempo stanco, che uccide la fantasia e si rifugia nel eros surrogato, in cui la lussuria (santa cosa) è sempre più un “lusso”, un’ esagerazione, narcisismo egocentrico, o peggio una “lussazione”, cioè una deformazione, una forzatura e sempre meno un bene, una bellezza, da condividere in due con rispetto e cura reciproca.
Se è così, abbiamo solo cambiato padrone: prima era il poco e niente, ora è il troppo e subito.


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